Incipit di un romanzo
L'alba infuocata splendeva nonostante tutto. Vista con altri occhi sarebbe stata uno splendido spettacolo, ma quegli occhi stavano assistendo a troppe cose per osservare beatamente quella meraviglia della natura. Il Covid imperversava, il contagio in Italia stava sfiorando 25.000 casi al giorno. Gli ospedali erano in tilt, le rianimazioni piene, i negazionisti giravano senza mascherina urlando al complotto e di ora in ora c'era la sensazione che la società civile stesse implodendo. A fronte di regole e decreti vomitati e proclamati a tempi record ciascuno decideva per se stesso, le piazze insorgevano, i manifestanti devastavano. Aprí WhatsApp con una smorfia: casi positivi nella scuola della piccola, ben tre, in una classe attigua. La guardò che addentava un biscotto assonnata, ma decise di lasciarla in pace, almeno mentre faceva colazione. Poi pensò ad una persona che conosceva, della quale aveva avuto una buona opinione: questa persona era andata a lavorare, era andata in giro come se nulla fosse, sapendo che un parente stretto aveva la febbre. Pensò al fatto che aveva taciuto, mettendo a rischio sconosciuti, amici, parenti, colleghi e poi, davanti ad un tampone positivo in famiglia aveva dovuto capitolare dicendo la verità. Pensò ... e si sentí serrare la gola dalla paura. Pensò che essere alla mercé degli idioti e degli incoscienti durante una pandemia era una brutta sensazione. Pensò che forse il caos stava per fare il suo ingresso trionfale, pensò che se il tributo da pagare era alto pazienza... bastava veder risorgere un mondo migliore da lasciare a quella bambina di sette anni di fianco a lei. Pensò che aveva voglia di andare in montagna e respirare aria pulita. Pensò che doveva comprare altre mascherine. Poi finí il suo thè con un ultimo sorso tiepido e amaro, azzerò i pensieri, guardò un'ultima volta le nuvole infuocate e si avviò verso l'ennesima giornata di contagio.
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